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Armonia di Conflitti

Armonia di Conflitti

Prima raccolta con cui L. Prandini accede al mondo della poesia

INTRODUZIONE

La poesia di Luciano Prandini sembra nascere da una condizione di conflitto e insieme di speranza vissuti nel sentimento ambivalente che domina la sua interiore percezione del presente e della realtà. La storia, la realtà, la vita non costituiscono modelli ragionati di comportamenti ai quali la cultura debba attribuire un qualsiasi schema di irrigidimento conoscitivo o di automatismo operativo.

Prandini è realista nel senso più classicamente poetico del termine, in quanto non c’è in lui tematica dominante che funga da pretesto per una qualsiasi esercitazione di maniera. La scrittura che celebra il dissidio formale da se stessa gli è completamente estranea, ma gli è egualmente inconcepibile l’idea che la poesia debba rispecchiare la realtà, mimandone gli aspetti negativi in quei modi che tante volte nel Novecento hanno costituito il modella lessicale ed espressivo della letteratura di denuncia. Prandini non perde troppi versi a descrivere la storia e la condizione dell’uomo d’oggi.

Questa condizione per lui è un’oggettivazione consumata che basta accennare per averla di fronte già consolidata, come lo zoccolo duro di un mondo inerte che non vale la pena di descrivere, perché ciò che conta è la stoica e limpida constatazione del poeta.

Da questo atto preliminare Prandini innesta poi un’altra classica contrapposizione: contro la sterile realtà, contro la vita offesa e dura, la poesia si fa metamorfosi oggettiva, gesto di attesa e di riscatto. Da un lato c’è nel poeta la coscienza tutta immanente, che il mondo è questo ed a questo non si può né si deve sfuggire: “non posso tradire il mio tempo/ inventarmi un nuovo futuro”. Ecco un dato che sembra accomunare tanta parte della cultura materialistica e di quella escatologica in crisi: l’assenza, nel nostro tempo, non solo di una profezia, ma anche di convinzioni più semplici, più ragionevoli, di un senso comune di buoni, saggi ed antichi costumi che il poeta rimpiange. (…)

Una saggezza malinconica domina il testo e non diventa mai gesto disperato o radicale negazione, ma, come nella più classica tradizione elegiaca, “protesta soffocata”, “solitaria finestra su se stessi”. Altrove, in maniera più ovvia quantunque misurata, sarà la pioggia autunnale o lo squallore delle odierne festività a creare nostalgia e tristezza. (…)

Spesso Prandini non si sottrae alla possibilità di una lettura simbolica, ci accorgiamo addirittura che in questa sua raccolta il simbolo non è mai straniante, ma in qualche modo familiare. Lo possiamo leggere senza sentirci obbligati a riferimenti o a codici culturoligici. Il simbolo qui rimanda alla poesia e viceversa, la figura retorica e la forma che la lingua poetica adotta quando è se stessa, quando si esprime per traslati sapendo che questa è la condizione dello scrivere versi. (…)

Carlo Alberto Sitta

Categoria: Poesia – N° pag. 48 –Anno: Tracce 1988 - Prezzo: € 5

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